martedì 19 novembre 2013

DAL TABACCAIO ALLE POSTE

Un signore entra dal tabaccaio e chiede un francobollo. ‘Non ne abbiamo’.
Il cartello fuori afferma: Monopoli di Stato. Boh, pensa il signore e si avvia al più vicino ufficio postale.
Piove furiosamente, l’ombrello nero si agita alle folate di vento gelido. Camminando accosto ai palazzi sotto i balconi tenta di sfuggire all’acquazzone. Scende dal marciapiedi sdruccioloso, attraversa la strada tra furgoni strombazzanti, raggiunge l’altro marciapiedi rattoppato e scansa pozzanghere e buche. Passo dopo passo raggiunge la fila davanti alle poste di quartiere, attende il suo turno entra. Folla silenziosa; attende davanti alla colonnina dispensatrice di fogliettini con sigle e numeri, attenti a non sbagliare si rischia di rimanere prigionieri per ore di questo cupo purgatorio.
Ora ha conquistato il suo diritto ad accedere allo sportello P, deve attendere 7 persone prima di lui. Il tempo passa e nel locale striminzito l’aria si fa irrespirabile, sedili tutti occupati…no uno è libero, si avvicina e legge un cartone appiccicato con nastro adesivo nero SEDILE ROTTO. Si appoggia al muro affaticato. Dei sei sportelli ne funziona solo uno, meno male è quello P.
 I volti delle persone sono come sbiaditi e grigi, aria tristissima. Solo Peppa Pig ridacchia rosea dalla copertina di un suo libretto in mostra su un bancone. Blin, cambia numero sul display e l’impiegata dai capelli lunghi biondo cenere sorride vagamente a colui o colei che si accosta per le sue faccende. Blin, e ognuno guarda e riguarda il suo biglietto d’accesso con lettera e numero, lo sa a memoria ma spera sempre che si sia trasformato nell’attesa. Blin, ancora niente. “Ma pure lei è qui per un francobollo” sussurra meravigliato un tracagnotto dal naso a pera alla bella signora in attesa. “Si, anche io” risponde la mora in jeans ingioiellati di vetri colorati. Blin, l’impiegata si è fermata per un caffè tiepido nel bicchieretto di carta con cucchiaino di plastica. Una goccia scura decora l’ultima bolletta lasciata sul bancone. Blin, meno male questo non c’è. Blin, mi scusi non avevo visto il mio turno e la fila s’intoppa. Blin, finalmente il signore può avere il suo francobollo, un euro e novanta. Grazie, prego, buongiorno. Quasi mezz’ora di vita sprecata. Di nuovo sotto la pioggia, di nuovo verso casa. Ma forse… ecco si è fermato a una rosticceria, forse si consolerà con un pezzo di pizza al gorgonzola…forse…




mercoledì 13 novembre 2013

VIOLENZA



Marcella Bella - Nell'aria










Ho provato con la dolcezza, niente da fare. Ho provato con la forza, scuotendoti.  Tu, niente, sempre lì : ferma, immobile,muta. Ho urlato, imprecato e bestemmiato. Nessun risultato, stavi ancora imperturbabile, legnosa come una vittima consapevole della sua innocenza. Qui non si può più vivere, sussurravo, non si respira, hai reso quest'aria mefitica, velenosa. Ho cominciato a smuoverla con mani serrate, niente. E' qui che ho scatenato la mia violenza e con un potente spintone l'ho quasi scardinata e spalancata...e l'aria fresca del mattino ha invaso la mia camera da letto e i miei polmoni...

martedì 17 settembre 2013

CARITA’ PILUSA


Ute Lemper Mackie Messer


A gambe lunghe e piedi coi sandali marrone la donna seduta per terra su un tappetino si appoggia al muro del palazzone. Gioca col suo bastardino rossiccio dal muso volpino; ridono le rughe intense intorno agli occhi nel viso scurito dall’aria settembrina. I passanti indifferenti vanno in fretta per le loro faccende e farfugliano col telefonino incastrato nella calotta  cranica. Un ragazzo si avvicina e carezza il quasi volpino, lascia un euro nella mano della donna, che china un poco la testa. Il ragazzo sta per allontanarsi, quando nota una bassetta attempata  che porge alla mendicante una merendina e subito con l’altra mano un santino. La donna accetta anche il santino con una specie di smorfia di dolore e mette una mano sul cuore. Scende buia la sera. 
              


lunedì 16 settembre 2013

RACCOLTA DIFFERENZIATA

eri piccola fred buscaglione

Il marito paziente preparò la colazione alla moglie sofferente. Tagliò le due roselline defunte. Differenti buste furono riempite di : carta e cartoncino, plastica e metallo, contenitori in vetro sciacquati e asciugati. Prelevò e annodò il bustone nero colmo. Quella dell'umido gocciolò, lui asciugò. Rimise un nuovo bustone nero nel contenitore della non riciclabile. Portò le buste in ascensore e discese. Attraversò il cortile e uscì dal portone. Svuotò ogni cosa ciascuna nel suo, scavalcando rifiuti vari e liquami. Raggiunse la lontana campana dei vetri circondata di cocci e la saziò. Vide una vecchietta che non sapeva dove buttare il suo sacchetto di umido e glielo spiegò, lei sorridendo estrasse dalla borsetta di pelle coccodrillata una piccola pistola col calcio in madreperla e gli sparò.

lunedì 9 settembre 2013

IGIENE MENTALE E POLTRONCINA A ROTELLE



Il passero solitario

Una solare mezza mattina d'autunno sui marciapiedi ombreggiati da grandi robinie forse malate.
Un robusto uomo semicalvo ( RUS ) con due buste di plastica gonfie della spesa appena fatta cammina affaticato.
Un maturo, forse rom elegante ( FRE ) casual cacciato dalla commessa del supermercato davanti al quale aveva tentato senza fortuna la triste arte dell'accattonaggio.
La signora corpulenta ( SC ) coi capelli a scopa melange bianco gialli e con larga gonna blu, lo sguardo quasi senza occhi, semiseduta sulla panchina.

FRE , passando veloce accanto all'uomo robusto - tanto qui nessuno ti dà niente!
SC, borbottando cose incomprensibili si solleva chinando il busto in avanti e fa qualche passo.
RUS, alla signora borbottante che va nella sua stessa direzione, mentre il forse rom è sparito nel nulla-lasci perdere qualunque  cosa sia non se ne preoccupi-con fare consolatorio.
SC infastidita-ma che fa , spia le mie parole?
RUS-lei parlava ad alta voce.
SC stranita-io pensavo a voce alta. A lei non capita?
RUS-si mi capita, mi scusi.
SC-ma lei sente anche delle voci dentro?
RUS-no io veramente no.
SC-io sì ,sempre. Ma lei viene al centro di igiene mentale?
RUS-no, io no.Ho fatto la spesa  e ho bisogno anche io d'igiene mentale ma me la  curo da solo.

La signora sparisce dietro l'angolo.

RUS, al giovane proprietario di un negozio che sta fumando una sigaretta per strada davanti alla sua vetrina,sorridendo- è arrivata la poltroncina a rotelle che le avevo chiesto? No, vabbè ripasso domani.

Sparisce nel portone più avanti.






domenica 8 settembre 2013

EDDA E IL SUO PRIMO PRESIDE



Attenti al lupo

Strada che sembra deserta, una domenica d'estate, le due pomeridiane, sole a picco.
 Un bar con un tavolino esterno all'ombra di una tenda a strisce verdi e rosso scuro.

Il vecchio ( V ) con la Nikon a tracolla e la borsa con il treppiedi  e il bicchierino di metallo attaccato. La signora anziana ( SA ) dal viso rotondo e le mani cicciotte seduta al tavolino con un bel  bicchiere colmo di  liquido rosso ghiaccio e fetta d'arancia.

V, avanza lento e si ferma rosso in viso , ha un vago senso di spossatezza ma riprende il passo, un piede su e l'altro giù- ah! ( sospira chiudendo gli occhi, una mano sulla fronte sudata  ).
SA- si fermi, venga si  sieda!
V, riprendendosi e fermandosi-no, grazie, ora mi passa.
SA, insistente- ma si sieda.
V, rinunciando a volere apparire forte- forse è meglio,grazie.
SA, silenziosa guarda il vecchio,che si è seduto, davanti a lei, poi sussurra- va meglio?
V,esitante e affannoso- non dovrei camminare tanto. Sono stato al Giardino degli Aranci per fare delle fotografie. Dalla Bocca della Verità costeggiando il Roseto Comunale, sali sali sali e arrivi. C'erano turisti e il panorama stupendo : tutta Roma velata dalla calura. A Santa Sabina uno sposalizio e .... quanta gioventù! ( profondi respiri, silenzio )
SA-fotografie...è il suo lavoro?
V, più rilassato e sorridendo - no, è un hobby, da pensionato.
SA - anche io sono in pensione, sono stata una professoressa di educazione tecnica negli istituti professionali.
V- io, di matematica negli istituti tecnici.

Si raccontano i primi anni di scuola.

SA- andavo con la giulietta sprint e qualche volta davo un passaggio al preside e i colleghi, maligni, dicevano che ero la sua amante.Mi evitavano perché avevano paura che raccontassi le loro faccende.. mi venne una depressione...andai da un avvocato...mi disse: lasci perdere e io mi disperavo ancora di più...
V,alzandosi- cose che succedono, ora la saluto , mi aspettano a casa...non vorrei che si preoccupassero.Arrivederla e grazie...io mi chiamo Giovanni.
SA, rimanendo seduta-io mi chiamo Edda, piacere.

Il vecchio si allontana e sparisce dietro l'angolo ripensando a quel nome cupamente evocativo.





INCAZZATA NERA





Sei diventata nera

Quasi notte di fine estate, in un piccolo parco davanti a una chiesa c'è una distesa di tavolini e sedie di plastica bianche, due gazebi di qua e due di là , piccoli e vuoti. Uno grande , attrezzato per le cibarie; è buio. E' una festa di quartiere. Più tardi arriveranno i politici, gli amministratori, gente col potere nel cassetto e sogni vari.
Lui è arrivato troppo presto, trova pochi , sconosciuti, non è la sua zona di pertinenza. Si siede, fuma, scrive ciò che vede. Ci sarà una cena d'inaugurazione, sicuramente a sottoscrizione cioè niente scontrino e non si potrà scegliere. Chissà quanto vorranno. Riccardo lo saluta col solito sorriso,poi si dilegua.
Lui saluta l'assessore comunale all'ambiente,rifiuti e agroalimentare. Le chiede un chiarimento ma ... riguarda un altro settore. Lui saluta e si defila.
     Arriva questa donna antica e i capelli sale e pepe composti e, a tratti ,sfuggenti. Un ovale perfetto. E' alta e vestita di grigio chiaro le labbra come asciutte e i due denti davanti dell'arcata superiore leggermente discosti e in mezzo scuri: una fumatrice. I due non si conoscono e si mettono a parlare fitto fitto e si siedono a un tavolo borderline . 'Io sono sempre incazzata, ma incazzata nera sai?' E parlano e parlano e si raccontano e ridono anche. Intorno  arrivano gruppi e coppie e in  breve i tavoli sono tutti occupati, e tutti mangiano e bevono.

 I due parlano e parlano e lui si sente tornare ragazzino e pure lei e lui si alza per pagare 20 euro e gli portano le lasagne tiepide e a lei no perché non ha dato 20 euro e allora lui dice  te la pago io la cena  lei non vuole e così fa  lui vuole offrirle il vino rosso e sono altri 10 euro  glielo portano e lo bevono felici e sono due ragazzini alla prima sbronza e lei beve e fuma e lui è felice di  essere con una  donna che beve e fuma con lui e  le polpette coi funghi e le portano anche a lei e  il dolce e  ancora il vino  bianco però questo non te lo pago dice lui all'oste che sorride divertito e lo porta e se ne va. 

Intorno gli altri hanno finito e  vanno via e loro parlano e parlano e l'incazzatura nera,  che hanno contro il mondo di merda, diventa nera ... come un cielo notturno ... cosparso di stelle multicolori.

A mezzanotte è andata via avvolta in un sciarpa di velo d'oro e... io sono tornato a casa...bambino.



lunedì 19 agosto 2013

AL PANIFICIO


 
                                      La canzone del pane

Assolata e afosa giornata d’estate, di mezza mattina. Il negozio, piccolo e stretto, è lindo e colorato;  profuma di pizza e pane e biscotti.
Personaggi: prima commessa bruna, seconda  commessa bionda, la vecchietta, il signore attempato.
Le commesse sono giovani e carine con l’uniforme e i berretti  bianchi.
La vecchietta minuta ha un vestito beige chiarissimo a fiori di lavanda e, un grande cappello di paglia a  cupola e tesa larga, fasciato con un foulard della stessa stoffa del vestito, le nasconde il viso disegnato da miriadi di rughe leggere. Il naso arriva a malapena al bordo del bancone a cui si aggrappa con entrambe le manine nodose, sollevandosi sulle punte dei sandali color caffellatte.
Il signore attempato è alto e grosso, testa rasata canuta, pantaloni blu, maglietta blu, sandali neri, occhiali bifocali, barba non fatta . 
Sono arrivati quasi insieme nel panificio senza altri avventori ma la vecchietta ha già iniziato a chiedere alla brunetta. L’altra coi guanti in lattice e l’aria sfinita sistema qualcosa nella cassa e un ricciolo biondo nella cuffia; il signore si dispone paziente all’attesa. Nel locale c’è la stessa asfissiante calura di fuori, forse il condizionatore è guasto, comunque non è in funzione. Il dialogo è intervallato da lunghi silenzi della vecchietta. Il tempo sta per fermarsi…

Pc (prima commessa) sorridendo paziente- Buongiorno signora cosa le do?
V ( vecchietta ) dopo avere ponderato attentamente guardando il pane in mostra alle spalle della commessa – ……… quelli sono panini all’olio o al latte?
Pc – ci sono all’olio e al latte, lei come li vuole?
V – ………quali sono più freschi?
Pc – sono freschi tutti e due.
V – …………che dice li digerisco meglio quelli al latte o quelli all’olio?
Pc – non so dica lei.
V – …………vabbè mi dia una treccina e due panini, al latte.
La  commessa li prende e li pesa e sta per infilarli nella busta di carta bianca.
V – no no aspetti, ma fino a domani resistono?
Pc – penso di si.
V – ……..no sono troppi, mi dia solo i due panini.
La commessa incarta i due panini. L’altra continua a smucinare nella cassa di spalle al signore  che attende e segue divertito il dialogo e pensa che ormai sia arrivato in suo turno.
Pc – vuole altro, signora?
V – …………ma quello è pane casareccio ? ( indicando con l’indice lungo e ossuto )
Pc – si, quale vuole? Di grano duro, napoletano, di Ariccia?
V – ……ma si mantiene?
Pc – si, il casareccio si mantiene.
V – ……………. allora il napoletano.
Pc – quanto? O prende tutto il filone?
V – ………………. no un pezzo basta ………… piccolo.
Pc ,  incartandolo- va bene così?
V – no, …………….mi fa il favore di tagliarlo a fette, anzi a fettine?
Pc – come vuole, signora.
La vecchietta si avvicina al banco gastronomia dove sta la commessa bionda.
Il signore finalmente viene servito dalla brunetta e ascolta ancora, divertito.
Sc (seconda commessa) – desidera signora?
V – ………….. ma questo pollo arrosto non è che è congelato?
Sc – non lo so, ma non credo.
V – ……….. ma ne potrei avere metà?
Sc – no signora questo è già mezzo pollo.
V – ……….. sa ……….. a me piace solo la coscia....

Il signore, con un mezzo sorriso, paga il suo pane ed esce senza sapere come finirà la storia del quarto di pollo e pensa ‘ Chissà quanto tempo ci vorrà perché anche io, per chiacchierare con qualcuno, farò così ? ’.
Il tempo ricomincia a scorrere. Il signore prende un caffè al bar dell’angolo e racconta, al barista paziente che lo guarda attento, una lunga storia di quando era ragazzo. Il tempo è di nuovo bloccato.



sabato 20 luglio 2013

LA MANO SINISTRA



Lei – Finirai per rimanere con la mano come la strega di Biancaneve: adunca ad uncino.
Io – Come l’uncino di Capitan Uncino, vuoi dire.
Lei – Insomma tutte le notti la stessa storia, ti svegli alle quattro, alle cinque e giù col computer a scrivere senza sosta.
Io – Vado a letto presto la sera e dopo sei ore di sonno non  ho più bisogno di dormire, no?
Lei – E stai per ore a rovinarti cervicale e tendini del polso.
Io – Proverò a battere i tasti solo con la sinistra, ecco che farò. Con la sinistra.
Lei – Ecco bravo….
Io – Sai stamattina l’ho fatto.
Lei – Cosa?
Io – Ho cominciato a usare la sinistra. E sai cosa è successo? che le solite sequenze si sono trasformate. In meglio in peggio ? chissà! Si sono trasformate.
Lei – Per esempio?
Io – Ogni mattina: caffé, tazza di latte scaldata al microonde, tazzina di caffé, chicco di dolcificante, mescolare, prendere due fette biscottate, sbriciolarle nella tazza di latte caldo, versare su il caffé già dolcificato così le fette biscottate in superficie si addolciscono e poi il contrasto col latte è più gradevole.
Lei – Sempre così?
Io – Da anni.
Lei – E stamattina?
Io – Ho preso la caffettiera con la sinistra e ho versato il caffé nella tazzina. Miracolo, le solite sequenze si sono infrante.
Lei – Meglio o peggio?
Io – Che ne so, intanto quando me ne sono accorto finalmente sorridevo invece di avere il solito muso con gli angoli della bocca sempre giù.



I MODULI A ME MI ABBUTTANO

                   
Sala professori  u sciccareddu 

Altro – Tu li hai fatti i moduli.
Io – Si.
A – Che scocciatura!
Io – Perché?
A – Troppi controlli; troppi vincoli, questi lacci e laccioli non mi piacciono e poi ho il computer a casa che non mi funziona.
Io – Ma siamo obbligati dal pof.
A – E dal pad.
Io – E dalla certificazione di qualità.
A – E se voglio la libertà didattica?
Io – Di fare lezione di patatine fritte? E di quello che cavolo ti pare?
A – Ho tante altre cose da fare, figuriamoci se ora perdo tempo con queste cavolate.
Io – Ma con la programmazione il lavoro è più semplice e poi gli studenti cominciano a vedere che anche noi studiamo e forse potrebbero...
A – Ma quelli sono dei delinquenti che non vogliono fare niente a casa.
Io – Tu, ne lasci compiti a casa?
A – Quando mai!
Io – E le prove orali?
A – Interrogare? e perchè? poverini, tanto non capiscono niente.
Io – Ma in classe che fai?
A – Non vedo l’ora che suoni la campanella per scappare a casa.
Io – Insomma ti ‘abbutta’, stare a scuola.
A – Perché, a te no?
Io – No, a me no.
A – E poi, sono contrario alle unità didattiche.
Io – Non ti ascolto; lo vedi che ho alle orecchie le cuffie del lettore di mp3.
A – Che senti?
Io – Cartoon, tecno.
A – Mi hanno detto che si diventa sordi.
Io – Tanto già lo sono, sordo.



MOZART




Un giorno di pioggia dall’erborista

Signore – Scusi, vorrei un’informazione.
Erborista – Prego, mi dica.
S – Aspetti, prima chiudo l’ombrello gocciolante.
E – Lo metta pure in quella giara,  lì nell’angolo.
S – Grazie.
E – Dica... dica pure, come vede sto ordinando un cassetto.
S – Avete bacche rosse?
E – Di cosa? ci sono tante bacche: di ginepro, di pepe…..
S – Non so, di pepe?
E – No, non se ne vendono. Di solito ne compro un po’, di quelle rosse e poi le dividiamo tra amici.
S – Ma il pepe è rosa non rosso e poi scurisce col tempo. Il colore non si manterrebbe fino a Natale. Vorrei fare delle decorazioni per il cenone.
E – Ma no, rimangono del colore che hanno, e non è pepe, ma sono bacche di una pianta speciale.
S – Credevo fosse pepe non maturo come il pepe verde per il filetto.
E – No, e ormai la gente non compra più né timo né maggiorana e neanche l’origano. 
S – Non mi faccia ricordare il profumo dell’origano di una volta, ad esempio quello siciliano.
E – Sa qual è il migliore ? quello di roccia della costiera amalfitana a picco sul mare.
S – E i capperi di Pantelleria?
E – Favolosi, crescono lungo i muretti a secco delle stradine di campagna.
S – Altri tempi. La ringrazio e la saluto.
E – Arrivederci e non dimentichi l’ombrello. Piove forte.
S – Arrivederci.