domenica 8 settembre 2013

EDDA E IL SUO PRIMO PRESIDE



Attenti al lupo

Strada che sembra deserta, una domenica d'estate, le due pomeridiane, sole a picco.
 Un bar con un tavolino esterno all'ombra di una tenda a strisce verdi e rosso scuro.

Il vecchio ( V ) con la Nikon a tracolla e la borsa con il treppiedi  e il bicchierino di metallo attaccato. La signora anziana ( SA ) dal viso rotondo e le mani cicciotte seduta al tavolino con un bel  bicchiere colmo di  liquido rosso ghiaccio e fetta d'arancia.

V, avanza lento e si ferma rosso in viso , ha un vago senso di spossatezza ma riprende il passo, un piede su e l'altro giù- ah! ( sospira chiudendo gli occhi, una mano sulla fronte sudata  ).
SA- si fermi, venga si  sieda!
V, riprendendosi e fermandosi-no, grazie, ora mi passa.
SA, insistente- ma si sieda.
V, rinunciando a volere apparire forte- forse è meglio,grazie.
SA, silenziosa guarda il vecchio,che si è seduto, davanti a lei, poi sussurra- va meglio?
V,esitante e affannoso- non dovrei camminare tanto. Sono stato al Giardino degli Aranci per fare delle fotografie. Dalla Bocca della Verità costeggiando il Roseto Comunale, sali sali sali e arrivi. C'erano turisti e il panorama stupendo : tutta Roma velata dalla calura. A Santa Sabina uno sposalizio e .... quanta gioventù! ( profondi respiri, silenzio )
SA-fotografie...è il suo lavoro?
V, più rilassato e sorridendo - no, è un hobby, da pensionato.
SA - anche io sono in pensione, sono stata una professoressa di educazione tecnica negli istituti professionali.
V- io, di matematica negli istituti tecnici.

Si raccontano i primi anni di scuola.

SA- andavo con la giulietta sprint e qualche volta davo un passaggio al preside e i colleghi, maligni, dicevano che ero la sua amante.Mi evitavano perché avevano paura che raccontassi le loro faccende.. mi venne una depressione...andai da un avvocato...mi disse: lasci perdere e io mi disperavo ancora di più...
V,alzandosi- cose che succedono, ora la saluto , mi aspettano a casa...non vorrei che si preoccupassero.Arrivederla e grazie...io mi chiamo Giovanni.
SA, rimanendo seduta-io mi chiamo Edda, piacere.

Il vecchio si allontana e sparisce dietro l'angolo ripensando a quel nome cupamente evocativo.