sabato 20 luglio 2013

LA MANO SINISTRA



Lei – Finirai per rimanere con la mano come la strega di Biancaneve: adunca ad uncino.
Io – Come l’uncino di Capitan Uncino, vuoi dire.
Lei – Insomma tutte le notti la stessa storia, ti svegli alle quattro, alle cinque e giù col computer a scrivere senza sosta.
Io – Vado a letto presto la sera e dopo sei ore di sonno non  ho più bisogno di dormire, no?
Lei – E stai per ore a rovinarti cervicale e tendini del polso.
Io – Proverò a battere i tasti solo con la sinistra, ecco che farò. Con la sinistra.
Lei – Ecco bravo….
Io – Sai stamattina l’ho fatto.
Lei – Cosa?
Io – Ho cominciato a usare la sinistra. E sai cosa è successo? che le solite sequenze si sono trasformate. In meglio in peggio ? chissà! Si sono trasformate.
Lei – Per esempio?
Io – Ogni mattina: caffé, tazza di latte scaldata al microonde, tazzina di caffé, chicco di dolcificante, mescolare, prendere due fette biscottate, sbriciolarle nella tazza di latte caldo, versare su il caffé già dolcificato così le fette biscottate in superficie si addolciscono e poi il contrasto col latte è più gradevole.
Lei – Sempre così?
Io – Da anni.
Lei – E stamattina?
Io – Ho preso la caffettiera con la sinistra e ho versato il caffé nella tazzina. Miracolo, le solite sequenze si sono infrante.
Lei – Meglio o peggio?
Io – Che ne so, intanto quando me ne sono accorto finalmente sorridevo invece di avere il solito muso con gli angoli della bocca sempre giù.



I MODULI A ME MI ABBUTTANO

                   
Sala professori  u sciccareddu 

Altro – Tu li hai fatti i moduli.
Io – Si.
A – Che scocciatura!
Io – Perché?
A – Troppi controlli; troppi vincoli, questi lacci e laccioli non mi piacciono e poi ho il computer a casa che non mi funziona.
Io – Ma siamo obbligati dal pof.
A – E dal pad.
Io – E dalla certificazione di qualità.
A – E se voglio la libertà didattica?
Io – Di fare lezione di patatine fritte? E di quello che cavolo ti pare?
A – Ho tante altre cose da fare, figuriamoci se ora perdo tempo con queste cavolate.
Io – Ma con la programmazione il lavoro è più semplice e poi gli studenti cominciano a vedere che anche noi studiamo e forse potrebbero...
A – Ma quelli sono dei delinquenti che non vogliono fare niente a casa.
Io – Tu, ne lasci compiti a casa?
A – Quando mai!
Io – E le prove orali?
A – Interrogare? e perchè? poverini, tanto non capiscono niente.
Io – Ma in classe che fai?
A – Non vedo l’ora che suoni la campanella per scappare a casa.
Io – Insomma ti ‘abbutta’, stare a scuola.
A – Perché, a te no?
Io – No, a me no.
A – E poi, sono contrario alle unità didattiche.
Io – Non ti ascolto; lo vedi che ho alle orecchie le cuffie del lettore di mp3.
A – Che senti?
Io – Cartoon, tecno.
A – Mi hanno detto che si diventa sordi.
Io – Tanto già lo sono, sordo.



MOZART




Un giorno di pioggia dall’erborista

Signore – Scusi, vorrei un’informazione.
Erborista – Prego, mi dica.
S – Aspetti, prima chiudo l’ombrello gocciolante.
E – Lo metta pure in quella giara,  lì nell’angolo.
S – Grazie.
E – Dica... dica pure, come vede sto ordinando un cassetto.
S – Avete bacche rosse?
E – Di cosa? ci sono tante bacche: di ginepro, di pepe…..
S – Non so, di pepe?
E – No, non se ne vendono. Di solito ne compro un po’, di quelle rosse e poi le dividiamo tra amici.
S – Ma il pepe è rosa non rosso e poi scurisce col tempo. Il colore non si manterrebbe fino a Natale. Vorrei fare delle decorazioni per il cenone.
E – Ma no, rimangono del colore che hanno, e non è pepe, ma sono bacche di una pianta speciale.
S – Credevo fosse pepe non maturo come il pepe verde per il filetto.
E – No, e ormai la gente non compra più né timo né maggiorana e neanche l’origano. 
S – Non mi faccia ricordare il profumo dell’origano di una volta, ad esempio quello siciliano.
E – Sa qual è il migliore ? quello di roccia della costiera amalfitana a picco sul mare.
S – E i capperi di Pantelleria?
E – Favolosi, crescono lungo i muretti a secco delle stradine di campagna.
S – Altri tempi. La ringrazio e la saluto.
E – Arrivederci e non dimentichi l’ombrello. Piove forte.
S – Arrivederci.