lunedì 19 agosto 2013

AL PANIFICIO


 
                                      La canzone del pane

Assolata e afosa giornata d’estate, di mezza mattina. Il negozio, piccolo e stretto, è lindo e colorato;  profuma di pizza e pane e biscotti.
Personaggi: prima commessa bruna, seconda  commessa bionda, la vecchietta, il signore attempato.
Le commesse sono giovani e carine con l’uniforme e i berretti  bianchi.
La vecchietta minuta ha un vestito beige chiarissimo a fiori di lavanda e, un grande cappello di paglia a  cupola e tesa larga, fasciato con un foulard della stessa stoffa del vestito, le nasconde il viso disegnato da miriadi di rughe leggere. Il naso arriva a malapena al bordo del bancone a cui si aggrappa con entrambe le manine nodose, sollevandosi sulle punte dei sandali color caffellatte.
Il signore attempato è alto e grosso, testa rasata canuta, pantaloni blu, maglietta blu, sandali neri, occhiali bifocali, barba non fatta . 
Sono arrivati quasi insieme nel panificio senza altri avventori ma la vecchietta ha già iniziato a chiedere alla brunetta. L’altra coi guanti in lattice e l’aria sfinita sistema qualcosa nella cassa e un ricciolo biondo nella cuffia; il signore si dispone paziente all’attesa. Nel locale c’è la stessa asfissiante calura di fuori, forse il condizionatore è guasto, comunque non è in funzione. Il dialogo è intervallato da lunghi silenzi della vecchietta. Il tempo sta per fermarsi…

Pc (prima commessa) sorridendo paziente- Buongiorno signora cosa le do?
V ( vecchietta ) dopo avere ponderato attentamente guardando il pane in mostra alle spalle della commessa – ……… quelli sono panini all’olio o al latte?
Pc – ci sono all’olio e al latte, lei come li vuole?
V – ………quali sono più freschi?
Pc – sono freschi tutti e due.
V – …………che dice li digerisco meglio quelli al latte o quelli all’olio?
Pc – non so dica lei.
V – …………vabbè mi dia una treccina e due panini, al latte.
La  commessa li prende e li pesa e sta per infilarli nella busta di carta bianca.
V – no no aspetti, ma fino a domani resistono?
Pc – penso di si.
V – ……..no sono troppi, mi dia solo i due panini.
La commessa incarta i due panini. L’altra continua a smucinare nella cassa di spalle al signore  che attende e segue divertito il dialogo e pensa che ormai sia arrivato in suo turno.
Pc – vuole altro, signora?
V – …………ma quello è pane casareccio ? ( indicando con l’indice lungo e ossuto )
Pc – si, quale vuole? Di grano duro, napoletano, di Ariccia?
V – ……ma si mantiene?
Pc – si, il casareccio si mantiene.
V – ……………. allora il napoletano.
Pc – quanto? O prende tutto il filone?
V – ………………. no un pezzo basta ………… piccolo.
Pc ,  incartandolo- va bene così?
V – no, …………….mi fa il favore di tagliarlo a fette, anzi a fettine?
Pc – come vuole, signora.
La vecchietta si avvicina al banco gastronomia dove sta la commessa bionda.
Il signore finalmente viene servito dalla brunetta e ascolta ancora, divertito.
Sc (seconda commessa) – desidera signora?
V – ………….. ma questo pollo arrosto non è che è congelato?
Sc – non lo so, ma non credo.
V – ……….. ma ne potrei avere metà?
Sc – no signora questo è già mezzo pollo.
V – ……….. sa ……….. a me piace solo la coscia....

Il signore, con un mezzo sorriso, paga il suo pane ed esce senza sapere come finirà la storia del quarto di pollo e pensa ‘ Chissà quanto tempo ci vorrà perché anche io, per chiacchierare con qualcuno, farò così ? ’.
Il tempo ricomincia a scorrere. Il signore prende un caffè al bar dell’angolo e racconta, al barista paziente che lo guarda attento, una lunga storia di quando era ragazzo. Il tempo è di nuovo bloccato.